Identità e senso del sé

   

La nostra identità ci sembra spesso qualcosa di immutabile. Percepiamo talvolta un senso coerente di noi stessi, del nostro modo di vedere la vita, di esperire sensazioni, di agire anche se ci troviamo in vari ambiti geografici o culturali. In realtà se ci guardiamo indietro noteremo ben presto che l’identità che ci accompagna nelle varie tappe del nostro cammino è mutabile, in continua evoluzione. Essa infatti è la somma di una serie di eventi che nella vita si intrecciano sino a plasmarci nel profondo. Prima la psicologia considerava l’identità e l’identificazione con dei modelli culturali, ruoli, comportamenti, mentalità, il frutto degli insegnamenti infantili nel senso che le prime esperienze di vita si ritenevano un punto centrale nella maturazione dell’individuo. Di recente si è visto invece che non solo il tipo di famiglia in cui si è vissuti è importante ma anche e soprattutto l’esperienze scolastiche e amicali sino all’età dell’adolescenza. L’immagine di noi stessi, quindi frutto di esperienze di un’intera vita è fondamentale al fine di spingerci a comportamenti sani, costruttivi. Bisognerebbe riuscire ad arrivare nel percorso maturativo ad una accettazione e visione realistica di noi stessi, cioè non troppo positiva ma neanche negativa, possibilmente realistica che punti ad un nostro benessere più che al raggiungimento di una perfezione generica.  Si può modificare un’immagine negativa di noi stessi o peggio ancora confusa, non ben delimitata nei suoi confini con un senso di appartenenza atemporale e non ben individuato? Un immagine distorta del sé si può innanzitutto individuare dalla presenza nella persona di stati di angosce, tristezza, scarsa iniziativa e così via. Una volta che lo psicologo ha accertato una ansia diffusa e un’immagine di sé distorta si può provare a correggere e scollarsi di dosso certe “certezze” negative, convinzioni poco utili per la persona stessa. Rieducarsi poi comporta un difficile ma non impossibile cammino di continuo confronto con uno psicologo, volendolo, in cui ci si prefiggono dei piccoli obiettivi e si verificano di volta in volta. Questa tecnica è fondamentale perché, per fare una metafora, una pallina che ha sempre ruotato in  una direzione soltanto  con estrema ruggine può riprende a rotolare dall’altro lato. Non solo, ma dopo che abbiamo riappreso a conoscere i nostri confini cognitivi ed emotivi, tra la nostra realtà interna ed esterna, bisognerà poi stabilizzarli nel tempo al variare degli eventi. Quando si superano i primi tre mesi di un comportamento appreso, funzionale e nuovo come nella lotta alla dipendenza all’alcool, o a essere metodici in un programma di studi scolastici, soltanto allora, se il contesto che ci circonda ci aiuterà nei nostri intenti, si può dire che ci siamo rieducati ad una visione di noi stessi e del mondo ragionevole.   

Lo studio sito in zona Furio Camillo, via Appia Nuova a Roma effettua consulenze, di cui la prima in genere è gratuita, atte a valutare insieme alla persona un eventuale disagio vissuto, la difficoltà di intraprendere azioni o decisioni.

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