LA PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

LA PSICOTERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE

 

La terapia cognitivo comportamentale è un modello di psicoterapia molto in uso e molto efficace. Risale  ad autori e teorie abbastanza recenti. Capita sovente che il medico di famiglia la consigli come trattamento elitario per le paure o i sintomi di tipo somatico di natura psicosomatica.

I modelli poi interni a questo approccio sono diversi.

Certo la terapia cognitivo comportamentale non è l’unico modo di trattare una psicopatologia, ma presenta alcuni vantaggi come una focalizzazione snella dei sintomi e una formulazione breve della loro gestione,  in autonomia del paziente.  Non esclude neanche un approccio integrato nei casi in cui un paziente abbia già consultato altre figure professionali.

   Alla luce di quanto sommariamente detto, può essere anche abbastanza breve per questo.

In genere le situazioni ideali da affrontare con la psicoterapia cognitivo comportamentale son quelle che si presentano sotto forma di forti emozioni che la persona non individua dapprima e non riesce a controllare di conseguenza.

Potrebbero essere ad esempio un eccesso di rabbia, ma anche emozioni come colpa, vergogna, insicurezze. Spesso è molto efficace  nel trattamento delle fobie anche quella sociale.

In questo ormai è sempre più  nota, basti pensare alla cultura americana che negli anni sessanta aveva proposto tutta una serie di tirocini per vincere la paura d’aereo e ha probabilmente inculcato questa mentalità e modalità nel gestire la fobia dell’aereo. Non si intende  per questo inesatta e cosi via.

E’ importante sottolineare però che la diagnosi  di un eventuale disturbo è meglio farla sempre con uno specialista, tanto più  ciò è valido per la cura. E’ meglio non perseguire il fai da te ma lasciarsi suggerire. Bisogna cioè innanzitutto fare un giusto assesment della persona e dei sintomi rilevati,  per poi  valutare in che termini intraprendere un trattamento.

Spesso si ha paura persino ad iniziare una cura e andare da uno psicologo e psicoterapeuta; anche questo atteggiamento potrebbe essere d’aiuto se rilevato,  per capire a che punto di presa di consapevolezza è un individuo. Ovviamente ciò rallenta un processo di guarigione.

In conclusione già nei primi colloqui si riscontra su un piano clinico la normalizzazione dei sintomi lamentati e una presa di coscienza, che è alla base già di un primo cambiamento positivo.

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